L’INDICAZIONE OBBLIGATORIA IN ETICHETTA DELL’ORIGINE DEL RISO E DEL GRANO PER PASTE DI SEMOLA DI GRANO DURO

Con due decreti ministeriali, datati 26 luglio 2017 e firmati dai ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha introdotto l’obbligo di indicazione, nelle relative etichette, dell’origine del riso e del grano per paste di semola di grano duro. I decreti, pubblicati rispettivamente sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 16 agosto 2017 e n. 191 del 17 agosto 2017, si pongono sulla scia di quello, entrato in vigore nell’aprile 2017, recante l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della materia prima utilizzata per la produzione di latte e prodotti lattiero caseari.

Nello specifico, il decreto relativo al riso, all’art. 2, comma 1, stabilisce l’obbligo di riportare sull’etichetta del riso le seguenti diciture:

‘Paese di coltivazione del riso’: nome del Paese nel quale è stato coltivato il risone;

’Paese di lavorazione’: nome del Paese nel quale è stata effettuata la lavorazione e/o trasformazione del risone;

‘Paese di confezionamento’: nome del Paese all’interno del quale è effettuato il confezionamento;

mentre al comma 2, prevede che se il riso è coltivato, lavorato e confezionato nello stesso Paese, l’indicazione di origine possa essere ottemperata con la dicitura ‘origine del riso’: nome del Paese.

L’art. 3 del decreto, infine, prevede che, qualora le predette fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano in più Paesi membri dell’Unione Europea o situati al di fuori della medesima area, per indicare il luogo in cui la singola operazione è stata effettuata, anche in assenze di miscele, possano essere utilizzare le diciture ‘UE’, ‘non UE’, ‘UE e non UE’.

In merito al decreto concernente il grano duro per paste di semola di grano duro, ad eccezione delle paste di cui agli articoli 9 e 12 del D.P.R. 9 febbraio 2001, n. 187 relativo al ‘Regolamento per la revisione della normativa sulla produzione e commercializzazione di sfarinati e paste alimentari, a norma dell'articolo 50 della L. 22 febbraio 1994, n. 146’, l’art. 2 prevede l’obbligo di indicare sull’etichetta della pasta le seguenti diciture:

‘Paese di coltivazione del grano’: nome del Paese nel quale è stato coltivato il grano duro;

‘Paese di molitura’: nome del Paese nel quale è stata ottenuta la semola di grano duro.

L’art. 3 prevede, altresì, che, qualora le citate operazioni avvengano in più Paesi membri dell’Unione Europea o situati al di fuori di tale zona, per indicare il luogo in cui la singola operazione è effettuata, anche in assenza di miscele, possano essere utilizzate le seguenti diciture ‘UE’, ‘non UE’, ‘UE e non UE’. Inoltre, qualora il grano sia stato coltivato per almeno il 50% in un singolo Paese può essere utilizzata la dicitura: ‘nome del Paese’ (con riferimento al Paese nel quale è stato coltivato almeno il 50% del grano duro) e ‘altri Paesi’: ‘UE’, ‘non UE’, ‘UE e non UE’ a seconda dell’origine della rimanente parte di grano.

I due decreti prevedono una fase di 180 giorni, a partire dalla loro pubblicazione, per l’adeguamento delle imprese al nuovo sistema e per lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte. Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da risultare facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili. 

 

I decreti sono consultabili ai seguenti link:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/08/17/17A05704/sg

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-08-16&atto.codiceRedazionale=17A05698&elenco30giorni=true